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LA FITOTERAPIA

“La fitoterapia, dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura) è, in senso generale, quella pratica che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico.”

fitoterapia

COS'È LA FITOTERAPIA

Da sempre l’uomo ha studiato la natura che lo circondava traendone il cibo e gli strumenti per il proprio lavoro, ma anche i rimedi per conservare la salute e curare le malattie.

 

La scienza moderna, che inizialmente sembrava sottovalutare l’esperienza terapeutica maturata in tanti secoli di tradizione, ha ripreso a studiare gli antichi rimedi confermandone l’efficacia e scoprendo nuovi impieghi alla luce delle più recenti conoscenze sulla fisiologia e il metabolismo del corpo umano. La vita degli umani si è sviluppata in simbiosi con il mondo vegetale. Le reazioni chimiche prodotte dai processi metabolici delle piante sono molto simili a quelle del corpo umano, per questo il nostro organismo risponde con migliore tollerabilità.

 

Ma è importante imparare a trattare nel modo giusto le forze benefiche della natura: chi vede la pianta medicinale come portatrice di una sostanze ben definita - il principio attivo - come fosse una pillola, è sulla strada sbagliata, perché la pianta medicinale deve essere considerata globalmente, come un individuo.

 

La fitoterapia è riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che definisce le fitomedicine come: “…prodotti medicinali finiti, provvisti di etichetta, che contengono come principi attivi esclusivamente delle piante o delle associazioni di piante allo stato grezzo sotto forma di preparati. Comprendono anche succhi, gomme, frazioni lipidiche, oli essenziali e tutte le altre sostanze di questo genere. Le fitomedicine possono contenere oltre ai principi attivi anche degli eccipienti”.

Fitoterapia

Il naturopata utilizza le sue approfondite conoscenze sulle piante e i loro effetti (e le loro controindicazioni) con attenzione, rispetto e cautela, consigliando preparati quali  infusi, decotti, gemmoderivati,  tinture madri o estratti secchi, per la prevenzione e la remissione di diversi tipi di disagi.

 

Fra i più comuni possiamo citare:

 

•         Ansia e insonnia

•         Problematiche del femminile

•         Disbiosi intestinale

•         Dolori di qualsiasi natura

•         Disturbi della digestione

•         Disturbi dell’apparato cardiocircolatorio

•         Infiammazioni di qualsiasi natura

•         Problematiche cutanee

Fitoterapia
Fitoterapia Paola Rita Cavallotti

MODI D'USO E LISTA DELLE PIANTE PIÙ UTILIZZATE NELLA FITOTERAPIA

Alcune fra le piante utilizzate nella fitoterapia sono:

•    ACEROLA (Malpighia glabra) Fam. Malpighiaceae

•    ACHILLEA  (Achillea millefolium) Fam. Astaraceae

•    ALLORO (Laurus nobilis) Fam. Lauraceae

•    ARTIGLIO DEL DIAVOLO (Harpagophytum procumbens) Fam. Pedaliaceae

•    BARDANA (Arctium Iappa) fam. Astaracee

•    BETULLA (Betula alba) Fam. Betulaceae

•    BIANCOSPINO  (Crataegus oxyacantha) Fam. Rosaceae

•    BORRAGINE (Borago officinalis) Fam.Boraginaceae

•    CARCIOFO (Cynara cardunculus) fam. Astaracee

•    CARDO MARIANO (Silybum marianum) fam. Astaracee

•    CENTELLA ASIATICA  (Centella asiatica Urban) Fam. Apiaceae

•    ECHINACEA (Echinacea purpurea e angustafolia) Fam. Asteraceae

•    ELICRISO (Helichrysum italicum) Fam. Astaraceae

•    ELEUTEROCOCCO (Eleutherococcus senticosus),Fam. Araliaceae

•    ERISIMO (Sisymbrium officinale o Erysimum officinale) Fam. Brassicaceae.

•    EUFRASIA (Euphrasia officinalis) Fam. Scrofulariaceae.

•    EUCALIPTO (Eucalipto globulus.)Fam. Mirtaceae

•    EQUISETO  (Equisetum Arvense) Fam. Equisetaceae

•    FUMARIA (Fumaria Officinalis) Fam.Fumariaceae

•    GINEPRO  (Juniperus communis ) fam. Cupressaceae

•    IPERICO (Hypericum perforatum) Fam. Hypericaceae

•    MAGGIORANA (Origanum majorana) Fam. Labiate

•    MALVA (Malva sylvestris)  Fam- Malvaceae

•    OLIVELLO SPINOSO Fam. Ericacee

•    ORTICA (Urtica dioica)  Fam. Urticaceae

•    PRIMULA (Primula vulgaris Hudson) Fam. Primulaceae

•    RIBES NERO (Ribes nigrum) fam. Grossulariaceae

•    ROSA CANINA Fam. Rosacee

•    RUSCO (Ruscus aculeatus) Fam. Liliaceae

•    SALVIA (Salvia officinalis) Fam. Lamiaceae

•    TARASSACO (Taraxacum officinale)- fam. Astaracee

•    TIGLIO (Tilia cordata e Tilia platyphyllos) Fam. Tiliacee

•    VALERIANA  (Valeriana officinalis) fam. Valerianaceae

•    VERGA D’ORO (Solidago Virga Aurea) - Fam. Astaraceae

•    VERBASCO  (Verbascum thapsus) Fam. Scrofulariacee. 

•    VIBURNO (Viburnum Lantana) Fam. Caprifoliaceae

•    VIOLA TRICOLORE Fam. Violacee

•    UVA URSINA (Arctostaphylos uva-ursi) Fam. Ericaceae

•    ULIVO (Olea Europea )Fam OleaceaePRIMULA

•    RIBES NERO

•    ROSA CANINA

•    RUSCO

•    SALVIA

•    TARASSACO

•    TIGLIO

•    VALERIANA

•    VERGA D’ORO

•    VERBASCO

•    VIOLA TRICOLORE

•    VIBURNO

•    UVA URSINA

•    ULIVO (Olea Europea )Fam Oleaceae

ACEROLA  (Malpighia glabra) Fam. Malpighiacee

“ciliegia delle Barbados"

L’acerola è un frutto simile alla ciliegia (ma non nel sapore, acido, che ricorda gli agrumi!) proveniente dal centro-sud America e i cui frutti sono diventati ricercati per l’altissimo contenuto di acido ascorbico. Infatti è considerata una delle fonti più importanti di vit. C (1000/1500 mg per 100 grammi di prodotto, quasi 20 volte più degli agrumi)  E’ inoltre ricca di carotenoidi, vitamine del gruppo B, antociani (pigmenti colorati), flavonoidi e minerali come il magnesio, ferro e calcio.

Si può trovare la sua polpa in commercio sotto forma di polvere e di integratori alimentari. Il succo di questo frutto viene comunemente commercializzato in America del Sud, mentre in Europa questa sta avvenendo solamente negli ultimi anni.

Droga utilizzata: frutti (drupe globose)

Principi attivi: vitamina C (14 5%), Vitamina A, Tiamina , riboflavina, niacina, calcio, ferro, fosforo, sostanze antiossidanti

Si utilizza per la prevenzione e cura delle malattie da raffreddamento,  come protettivo delle mucose del tratto oro-faringeo e bronchiale, utile nelle faringiti, laringiti e bronchiti.

Acerola è indicata anche nell’insufficienza venosa e fragilità capillare.

 

Modo d’uso

Si trova in commercio sotto forma di compresse, capsule gelatinose, polvere e succo.

 

Controindicazioni

è sconsigliata a chi soffre di acidità gastrica e di calcolosi renale.

ACHILLEA (Achillea millefolium) Fam. Astaraceae (Composite)

Achillea millefolium cresce nei prati aridi, soprattuto negli ambienti montani e subalpini, tra 0 e 220 m in tutto il territorio nazionale. Fiorisce da maggio a settembre.

 

Il suo nome fu fissato da Linneo e deriva dalla leggenda riportata da Plinio. Secondo quest'ultimo, l'eroe Achille impiegò la pianta durante l'assedio di Troia per curare le ferite subite in battaglia dai suoi soldati.

La fama dell'achillea è dovuta alla sua azione cicatrizzante e riparatrice tissutale e per questa ragione veniva ed è ancora impiegata per curare lesioni della pelle, ferite e piaghe d'ogni genere.  

Inoltre è considerata un ottimo rimedio antispasmodico, in quanto aiuta a rilassare la muscolatura liscia, in presenza di dolori mestruali, colite o intestino irritabile accompagnato da crampi addominali; mentre per le proprietà stomachiche, viene usata per favorire la funzionalità digestiva ed epatica.

L'achillea possiede anche proprietà astringenti, antinfiammatorie ed emostatiche e quindi è in grado di arrestare le emorragie, e vari problemi di sanguinamento dovuti a gengive infiammate, mestruazioni abbondanti o emorroidi

USO INTERNO

•   Infuso: 1 cucchiaio di fiori di Achillea in infuso per 2 tazze al dì lontano dai pasti, per  ragadi, emorroidi, ulcerazioni, diarrea, 

•   Tintura madre: 40 gocce 2 volte al dì

USO ESTERNO

•   Impacco: sommità fresche pestate, applicate come emostatico su ferite, ulcere ed emorroidi con perdita di sangue

•   Infuso: per applicazioni locali contro le ragadi al seno

CONTROINDICAZIONI

L'uso dell'achillea è sconsigliato per i soggetti che assumono farmaci anticoagulanti a causa delle sue proprietà coagulanti (che potrebbero influenzare l'efficacia del farmaco).

 

ALLORO (Laurus nobilis) Fam. Lauraceae

Laurus, dal celtico “lauer”=verde, per le foglie persistenti sempreverdi; nobili perché è da sempre considerata pianta nobile e regale

 

Laurus nobilis cresce spontaneo in macchie e boschetti lungo le coste e attorno ai laghi, fino a 800 mt. Fiorisce da marzo ad aprile

 

Ovidio narra, nelle sue Metamorfosi, che la ninfa Daphne, per trovare scampo dalle brame amorose di Apollo, invocò l’aiuto degli Dei che la tramutarono in alloro. Da allora la pianta fu sacra ad Apollo, che è spesso raffigurato con una corona di lauro.

Era chiamata anche la pianta profetica e l’oracolo di Delfi e gli indovini e i profeti mangiavano foglie di lauro per profetizzare.

Nell’antica Roma era simbolo di potere e gloria, e corone di alloro erano portate da vincitori e imperatori.

Dell’alloro si impiegano le foglie e le bacche (raccolte durante l'inverno e all'inizio della primavera risultano particolarmente ricche di principi benefici e di essenze aromatiche)

Le foglie fresche d'alloro sono una fonte importante di vit. C, di vit. A, di vit. del gruppo B (di acido folico, importante per la sintesi del DNA,, sali minerali (potassio, rame, calcio, manganese, ferro, selenio, zinco e magnesio)

 

Le proprietà terapeutiche dell'alloro sono dovute al suo ricco contenuto di oli essenziali,

Alla droga sono riconosciute proprietà antireumatiche, antisettiche, antidiaforetiche, digestive, diuretiche, emmenagoghe, antibiotiche, ipotensive, sedative, antidolorifiche e carminative

L'infuso di foglie di alloro favorisce la digestione e aiuta ad espellere i gas dall'apparato gastro-intestinale.

Il vino medicato a base di foglie d'alloro è un tonico naturale per l'apparato digerente.

In caso di dolori articolari, reumatismi e artrosi è possibile utilizzare del macerato oleoso a base di foglie d'alloro per effettuare dei massaggi benefici o degli impacchi

Si tratta di un rimedio utile anche in caso di attacchi di sciatica. L'alloro è utile nell'eliminazione del catarro bronchiale ed è benefico negli stati di stanchezza di origine nervosa. Infine, l'impiego di estratti di foglie di alloro si è rivelato benefico nel trattamento del comune mal di testa e dell’emicrania

 

L'acido laurico contenuto nelle foglie di alloro possiede proprietà repellenti naturali contro insetti e parassiti.

USO

•   Infuso: 4-5 tazze al dì come tonico digestivo, carminativo ed espettorante

•   Tintura: 30-40 gcc 2-3 vv/dì come carminativo e tonico, una volta ogni ora come antispastico

•   Olio Essenziale: 2-3 gocce da 2 a 3 vv/dì come carminativo , tonico gastrointestinale, nelle affezioni delle vie respiratorie e per favorire il ciclo

USO ESTERNO

•   Olio medicato utile per frizioni, contro dolori reumatici e contusioni

•   Decotto (foglie); 3l di decotto nell’acqua del bagno, per bagni tonificanti

•   Infuso (bacche): 2 l d’infuso nell’acqua del bagno, per bagni tonici, antipatica e lenitivi

•   Olio essenziale in olio di mandorle: nel trattamento dei dolori reumatici, nella psoriasi, nell’alopecia e nelle micosi

ARTIGLIO DEL DIAVOLO  (Harpagophytum procumbens) Fam. Pedaliaceae

Pianta perenne e strisciante spontanea in Sudafrica e Madagascar, cresce nei terreni aridi e sabbiosi, assorbendo tutto il calore del sole.

Ha radici tuberizzate lunghe fino a 20 cm, utilizzate in fitoterapia, e numerosi fusti con foglie dentate.

I frutti sono capsule munite di spine uncinate lunghe più di 2 cm., pericolose per gli animali perché si attaccano alla pelliccia, tanto che in Madagascar sono utilizzati come trappole per topi.

Il caldo ardente del suo habitat e le sue estremità, che assomigliano ad artigli, hanno suggerito il suo nome e il collegamento con i dolore reumatici di tipo “artigliante”, articolari o nevritici, che in effetti sono una delle sue principali indicazioni terapeutiche. Valido anche nei problemi della cistifellea.

I principi attivi si ricavano dai tubercoli delle radici secondarie.

Recenti ricerche ne hanno dimostrato la grande efficacia come antalgico, senza gli effetti collaterali tipici dei FANS.

Per il suo gusto particolarmente amaro si preferisce l’uso in estratto o in tintura madre. Per uso esterno si trovano in commercio pomate ed unguenti.

Controindicazioni: ulcera gastrica o duodenale (come tutti gli amari)

 

BARDANA (Arctium Iappa) fam. Astaracee

Arctium lappa cresce negli incolti, tra i ruderi, ai bordi delle strade e dei sentieri, fino a 1100 m. Fiorisce da luglio a settembre

 

La bardana fu inserita in uno dei primi erbari del Medioevo, l’Herbarium Apulei, dove era raffigurata in tutta la grandezza delle foglie e definita “erba elefantina” a causa dell’ampiezza delle sue foglie.

Ildegarda di Bingen la riteneva efficace nel trattamento dei tumori maligni, e recenti studi danno qualche solidità a questa tradizione.

Della bardana si impiegano le radici e le foglie. Sia le radici che le foglie esercitano azione depurativa, diuretica, diaforetica, astringente, cicatrizzante, antibiotica, ipoglicemizzante.

Per via orale viene usata contro la gotta, la calcolosi renale, i foruncoli, l’acne, l’iperglicemia, le affezioni epatiche e la stipsi. All’esterno si usa per i foruncoli, l’acne, l’eczema, la seborrea facciale, la crosta lattea, le ferite e le ulcere

USO

Decotto (radice) 3/4 bicchieri al di, contro acne e come depurativo; 6/8 bicchieri contro la gotta

Infuso (radice): 3/4 bicchieri al di lontano dai pasti come ipoglicemizzante e depurativo

Tintura madre: 30/60 gcc 3/4 vv/di nell’acne, dermatosi, iperglicemia, come depurativo e nelle stasi biliari

CONTROINDICAZIONI

Non è noto nessun rischio legato all’uso di preparati di bardana, ne interazioni con altri farmaci

 

BETULLA - ( (Betula alba) Fam. Betulaceae

Albero sciamanico per eccellenza, per l’inconsueto colore bianco della sua corteccia che lo rende luminoso alla vista (consacrato alla Luna per il colore della sua corteccia, che ricorda lo splendore argenteo dell’astro) e quasi visibile anche di notte, e la sua resistenza al freddo; da sempre sacra alle dee nordiche del cielo e delle acque, sia superiori (pioggia) che inferiori, in Siberia è ritenuta essere l’albero cosmico, su cui poggia l’intera creazione.

La betulla infatti è forse l’albero più importante per le popolazioni del nord, dal momento che se ne usa ogni parte: l’olio di betulla è impiegato per usi cosmetici e dermatologici; il legno come carbone, nella produzione di carta o per affumicare il pesce; la corteccia nella concia, per profumare il cuoio; foglie, linfa e corteccia sono impiegate per gli usi medicinali, i rami flessibili per fabbricare scope e verghe.

Proprietà

Diuretica, urolitica, antigottosa, ha la capacità di salvaguardare, stimolare e curare l’apparato urinario. Risolve gli edemi di origine renale o cardiaca, libera l’organismo dai cloruri, previene la formazione dei calcoli e della renella.

Le gemme hanno azione diuretica, antiflogistica, abbassano il tasso d’albumina nelle urine e regolavano quello del colesterolo nel sangue.

Utile nel trattamento dei disturbi reumatici e nella cellulite, con netta diminuzione dei noduli fibroconnettivali sottocutanei. Dalla sua corteccia e dal legno si ottiene , per distillazione, un olio chiamato “catrame di betulla” utile nelle malattie della pelle.

Su usa anche come antireumatico.

Modo d’uso

Infuso: Foglie (un cucchiaio in una tazza d’acqua, lasciare riposare coperto per un quarto d’ora) 3 tazze al giorno.

Estratto fluido: 5-10g al di, nelle cistiti

Linfa fresca: in primavera, un bicchiere al mattino, depurativo

Tintura madre: 40 gocce 3 vv/di, nell’iperglicemia, nelle dermatosi, nei dolori reumatici

Macerato glicerico (gemme): 30-50 gcc 3 vv/di, come energetico generale, nell’astenia delle convalescenze, nell’ipotiroidismo, nella prevenzione della carie

Macerato glicerico (linfa): 50-100 gcc 3/5 vv/di nell’ipercolesterolemia, reumatismi, come coadiuvante nelle insufficienze renali, nel trattamento dell’obesità e delle ritenzioni idriche in genere

BIANCOSPINO (Crataegus oxyacantha) Fam. Rosaceae

 

il Biancospino cresce abbastanza comunemente nelle macchie, nelle siepi, scarpate e cespugli, nei posti selvatici, da 0 a 1200 mt, in tutto il territorio nazionale escluse Sicilia e Sardegna. Fiorisce da aprile a giugno.

Diodoro Siculo (90-27 a.C.) riferisce che era già antichissima ai suoi tempi l’usanza di stendere rami di biancospino sul corpo dei morti, per propiziarne il viaggio nell’aldilà.

Nella Grecia classica, le torce che accompagnavano le spose alla casa nuziale erano confezionate con legno di biancospino.

Nella tradizione celtica il biancospino è associato alla fertilità e ai riti di primavera per incoraggiare la crescita della vegetazione e celebrare il giungere dell’estate .

I suoi rami sono disseminati di spine e i contadini lo utilizzavano spesso per recinzioni e come nutrimento per gli animali da pascolo, mentre le sue bacche sono molto ricercate dagli uccelli quando maturano in tarda estate.

Il suo legno è duro e brucia bene, e la tradizione popolare dice che durante i temporali ci si può riparare sotto un biancospino perché si è al riparo dai fulmini.

La presenza di un biancospino su una collina è indice della presenza di fate ed esso è, quindi, considerato uno degli alberi sacri.

 

Della pianta si usano la corteccia, i giovani rametti, le foglie, i fiori e le sommità fiorite e i frutti.

Alla  corteccia e ai rametti giovani si riconoscono proprietà febbrifughe, mentre le foglie sono considerate un ottimo rimedio antidiarroico infantile.

Alla droga (fiori e sommità fiorite) si riconoscono proprietà tonico cardiache e circolatorie, vasodilatatrici, ipotensive, sedative, antispasmodiche, diuretiche, antidissenteriche.

E’ considerato uno dei migliori rimedi per l’apparato cardiovascolare.

Si sono ottenuti ottimi risultati nel trattamento dell’ipertensione, nei disturbi vascolari legati alla menopausa, nelle aritmie, nell’angina pectoris e in tutti i disturbi cardiaci di origine nervosa.

USO

•   Decotto (corteccia): 3-6 cucchiai al dì come febbrifugo

•   Decotto (giovani rametti): 2-3 tazze al dì, come febbrifugo

•   Infuso (fiori e foglie): 2-5 tazze al dì, come tranquillante nell’ipertensione

•   Tintura (fiori e foglie): 30-40 gocce la sera come sedativo

•   Decotto (frutti): 2-6 tazze come diuretico e antidiarroico

•   Tintura madre: 30-6’ gocce da 3 a 6 vv/dì come ipotensivo e tonico cardiaco nelle leggere insufficienze cardiache, tachicardie, aritmie, palpitazioni in menopausa, stati ansiosi accompagnati da tachicardia

•   Miele: 1-2 cucchiai la sera per conciliare il sonno e come coadiuvante nelle terapie antipertensive

CONTROINDICAZIONI

Non sono note controindicazioni per l‘uso di biancospino e non sono note interazioni con altri farmaci

BORRAGINE (Borago officinalis) Fam.Boraginaceae

Borago officinalis è una pianta tipica dell’area del Mediterraneo e cresce tra 0 e   800-1000 metri di altura, molto comune nelle regioni centrali e meridionali e più rara in quelle settentrionali.

Si caratterizza per la presenza di tanti fiori a cinque petali, solitamente di colore blu.

Nell’antichità la borragine era considerata una pianta in grado di allontanare la malinconia: infatti

Galeno racconta che la borragine “messa nel vino “fa rallegrare” e consolida l’animo

Della Borragine si impiegano i fiori, le sommità fiorite, le foglie e i semi.

Dalla spremitura a freddo dei semi si ottiene l’olio. Il suo contenuto di acidi grassi polinsaturi è molto alto e per questo gli sono riconosciute proprietà antinfiammatoria per i tessuti, riequilibrante del sistema ormonale femminile e protettiva del sistema cardiovascolare.

Inoltre l’olio è utile in patologie della pelle con componente allergica, come eczemi, dermatosi, psoriasi.

Grazie alla presenza di fitoestrogeni, che svolgono un’azione riequilibrante del sistema ormonale femminile, quest'olio è utilizzato in fitoterapia in caso di irregolarità del ciclo, dolori mestruali, amenorrea, cisti ovariche, per ridurre i sintomi della sindrome premestruale e della menopausa.

USO INTERNO

•   Infuso (sommità fiorite) 3-5 bicchieri al dì, come sedativo bronchiale

•   Decotto (sommità fiorite): a piccole tazze, più volte al dì, come depurativo diuretico

•   Succo fresco (foglie) 50-60 g nei disturbi epatici e della milza

•   Decotto (foglie) 2-3 tazze al dì, come deostruente epatico

•   Olio di semi: 1,5-6 g al dì (anche sotto forma di perle) nei casi di acne, psoriasi, dermatite atomica, orticaria, pelle secca e poco elastica, malattie cardiovascolari (anche come preventivo) arteriosclerosi, artrite reumatoide, sclerosi multipla, sindrome premestruale

USO ESTERNO

•   L'olio di borragine può essere usato direttamente sulla pelle possibilmente la sera per usufruire dell'azione antiossidante e riparatrice sulla pelle secca o in presenza di rughe; oppure essere aggiunto alla propria crema per potenziare l'effetto antiage.  

CONTROINDICAZIONI

L'olio di borragine è controindicato nei soggetti che assumono anticoagulanti a causa dell'acido gamma-lineolico contenuto nei semi che può aumentare i tempi di coagulazione. 

CARCIOFO (Cynara cardunculus) fam. Astaracee (composite)

Ci sono due verità di carciofo: una specie cresce spontanea nei pascoli e negli incolti delle regioni centromeridionali, tra 0 e 1100 m, fiorisce da giugno ad agosto; l’altra specie è il comune carciofo coltivato

Come pianta commestibile è nota fin dalla più remota antichità, ed anche la sua coltivazione risale a millenni or sono, si pensa ad opera degli Etruschi.

Del carciofo si impiegano le radici e le foglie.

Al rimedio sono riconosciute proprietà stimolanti le funzioni epatiche e biliari, con riduzione del tasso ematico di colesterolo, dei lipidi e degli azotati.

USO

•   Decotto (radici): 2/3 tazze al dì, come diuretico e depurativo epatico

•   Infuso (foglie): 3/5 bicchieri al dì, come coleretico e depurativo epatico

•   Decotto (foglie): 2/4 tazze al dì, idem; un cucchiaino ogni due ore come febbrifugo

•   Tintura Madre: 30-60 gcc tre vv al dì nei casi di disfunzioni epatobiliari anche associate a litiasi, ipercolesterolemia, iperglicemia, iperglicemia

CONTROINDICAZIONI

Non sono noti effetti collaterali o interazioni con altri farmaci.

Per motivi prudenziali non vanno impiegati rimedi con carciofo in caso di occlusione delle vie biliari.

 

CARDO MARIANO (Silybum marianum) fam. Astaracee

Cresce tra i ruderi, nelle siepi e lungo le vie , tra 0 e 110 m. E’ presente in tutto il territorio nazionale, ma nell’Italia settentrionale soprattutto come relitto di antiche colture, come pianta medicinale , e apparentemente in via di scomparsa.

Fiorisce da giugno ad agosto

 

Usato fin dall'Alto Medioevo, il cardo mariano entra in tutti gli erbari come rimedio per le fitte al cuore e all'addome, contro le emorragie e i crampi infantili.

Il suo regno è però quello dei disturbi epatici, grazie a un componente attivo, la silimarina, che stimola il rinnovamento dei tessuti del fegato e si dimostra efficacissima negli avvelenamenti acuti causati dai funghi velenosi. 

Il suo effetto rigenerante sul fegato rende il cardo mariano prezioso in questo periodo

USO

Tintura madre: 30 gocce tre volte al giorno, mezz'ora prima dei pasti, per il trattamento di intossicazioni epatiche, epatiti, cirrosi, insufficienze epatiche, metrorragie, emorroidi, insufficienze biliari, calcoli biliari

Nei disturbi cronici del fegato, meglio evitare la tintura alcolica e sostituirla con le capsule di estratto secco.

Decotto: far bollire 10 g di cardo mariano (pianta intera) in 200 g d'acqua per 10 minuti. Filtrare e bere subito. 2/3 tazze al di da prendere dopo i pasti come diuretico e depurativo, 4/6 volte al di come febbrifugo. Il cardo mariano è benefico anche per il pancreas

CONTROINDICAZIONI

A causa del suo effetto vasocostrittore , la tintura madre di cardo mariano deve essere impiegata con prudenza e sotto osservazione nei casi d’ipertensione

CENTELLA ASIATICA  (Centella asiatica Urban) Fam. Apiaceae

Il suo nome sembra derivi da “centellinare” con riferimento all’azione di assorbire acqua in continuazione negli acquitrini che formano il suo habitat naturale; asiatica è in relazione con il presunto continente d’origine della specie.

 

Centella asiatica è una piccola specie erbacea che abita i luoghi umidi dell’Asia orientale, dell’America centrale, dell’America meridionale, dell’Australia e del Madagascar. E’ largamente coltivata per il suo uso medicinale.

 

In Oriente, la tradizione vuole che centella sia la pianta della longevità, per questo motivo sarebbe ricercatissima dagli elefanti, animali noti per la loro vita lunga. Mentre la storia antica cinese ci racconta di un erborista che visse fino a 250 anni usando regolarmente preparati di centella, e ancora una leggenda ayurvedica racconta che l’uomo capì le proprietà della centella osservando le tigri che curavano le loro ferite con questa pianta.

 

Della pianta si impiegano le parte aeree, raccolte durante la fioritura e rapidamente essiccate.

Le foglie della centella contengono acidi triterpenici (acido asiatico, acido madecassico), olio essenziale, flavonoidi, fitosteroli, tannini, sali minerali e zuccheri, ma soprattutto la presenza di saponine  che siano in grado di stimolare la produzione di collagene umano, una proteina coinvolta nella cicatrizzazione delle ferite

Viene utilizzata per il trattamento dell’ulcera gastroduodenale da stress , per il trattamento dell’insufficienza venosa (l’assunzione della droga permette di preservare la struttura e la tonicità delle pareti vasali grazie alla sua attività flebotonica: rinforzando ed elasticizzando le pareti dei vasi sanguigni, favorisce la corretta circolazione periferica ed è quindi indicata per prevenire e trattare varici, ridurre  la dilatazione delle vene, la permeabilità capillare e l’edema sottocutaneo).

Di conseguenza è utile per curare l'insufficienza venosa e quindi il gonfiore, la pesantezza alle gambe e alle caviglie, che ne derivano, ma anche contrastare il dolore alle vene, i crampi notturni agli arti inferiori e le emorroidi.

Inoltre la stimolazione alla produzione del collagene, indispensabile per la salute di diversi tessuti, quali il derma, il connettivo e come abbiamo detto le pareti dei vasi sanguigni.

Per questa proprietà eudermica (che migliora lo stato della pelle) e riepitelizzante (che promuove la formazione di nuovi strati di cellule)  dovuta al collagene sintetizzato dalla pianta viene utilizzata anche nel trattamento di ustioni di primo e secondo grado,  psoriasi, dermatosi, eczemi ed è impiegata in cosmetica nei prodotti antirughe, antismagliature, rassodanti della pelle e anticellulite. 

USO

•   Infuso (parti aeree): 1 tazza 2-3 vv/dì come protettore vasale e contro la stasi venosa

•   Tintura madre: 30-60 gocce  3 vv/dì , nei casi di insufficienza venosa, cellulite, emorroidi, stasi venosa, varici, edemi, flebiti, fragilità capillare

•   Estratto secco: 3-8 capsule al dì, come sopra

ECHINACEA (Echinacea purpurea e angustafolia) Fam. Asteraceae (o Composite)

Il suo nome deriva dal greco echinos, riccio o porcospino. Ha fiori simili a margherite, di un bel colore rosa e violaceo, con capolini centrali scuri, che sembrano un piccolo riccio. Come il riccio, che quando si sente minacciato si appallottola immediatamente rendendosi invulnerabile, così questa pianta attiva in modo rapido e mirato le nostre difese immunitarie, salvaguardandoci dagli attacchi esterni.

Oltre 50 anni di ricerche farmacologiche e più di 350 lavori scientifici hanno dimostrato, in modo inequivocabile, le proprietà immunostimolanti, antivirali e antibatteriche di Echinacea.

Di Echinacea angustifolia  (e delle specie congeneri Echinacea purpurea ed  Echinacea  pallida) si utilizzano le radici e le parti aeree.

In commercio vi sono diverse formulazioni, tra cui la tintura madre e le compresse o capsule di estratto secco.

Le controindicazioni dell'echinacea sono poche: quest'erba è sconsigliata agli allergici alle Asteracee (la famiglia botanica dell'echinacea, più nota col vecchio nome di Composite), a coloro che hanno subito un trapianto d'organo e in presenza di malattie autoimmuni (sclerosi multipla, lupus ecc.), in considerazione dell'attività di stimolazione del sistema immunitario dell'echinacea.

Le ricerche sull'echinacea ne hanno dimostrato l'assenza di effetti collaterali significativi.

Modo d’uso

Decotto (radice): 3 tazze al dì, lontano dai pasti, come stimolante della risposta immunitaria

Tintura madre: 30-60 gocce, 3 volte al dì, come immunostimolante

Controindicazioni

se ne sconsiglia l’suo in caso di allergia alle astaracee e in presenza di gravi malattie del sistema immunitario
 

ELICRISO (Helichrysum italicum) Fam. Astaraceae (Composite)

Cresce nelle macchie, prati aridi, tra 0 e 800 m (ma incontrato come rarità anche a 1400m) in tutto il territorio nazionale, è specie presente in tutta l’Europa meridionale. Fiorisce da maggio a settembre

Era noto nell’antichità perché con esso si coronavano le statue degli Dei, Plinio ne parla indicandolo come fiore da ghirlande.

I flavonoidi contenuti nella droga riducono le infiammazioni tipiche delle allergie e delle patologie connettivali e autoimmuni.

I fitosteroli, forse la parte più interessante della pianta, hanno mostrato un’azione similcortisonica, curativa e non sintomatica, senza gli effetti collaterali dei corticosteroidi.

Il fitocomplesso riduce l’amplificazione dei meccanismi che contribuiscono alle crisi allergiche a livello delle vie respiratorie e della cute.

E’ stata dimostrata l’efficacia degli estratti nelle dermatosi e nella psoriasi, sia per uso interno che esterno.

USO interno

Infuso: 2-4 tazze al di nelle affezioni respiratorie e nelle malattie reumatiche

Tintura madre: 30-60 gocce 3 vv/di nel trattamento delle allergie, delle malattie autoimmuni , nelle malattie reumatiche, come regolatore e depurativo epatobiliare

CONTROINDICAZIONI

E’ controindicato nei casi di occlusione delle vie biliari , in presenza di calcoli biliari,

 

ELEUTEROCOCCO (Eleutherococcus senticosus),Fam. Araliaceae

Pianta nota anche come Ginseng Siberiano, l’eleuterococco è utilizzato da oltre 2000 anni nella medicina cinese.

La sua capacità di prosperare in zone climatiche dagli inverni estremi la rende utile come rinvigorente generale dell’organismo, in tutti i casi in cui le condizioni esterne abbiano ridotto ai minimi termini le risorse vitali.

Oltre all’effetto rinvigorente l’eleuterococco possiede capacità antinfiammatorie, stimolanti del sistema immunitario (e della memoria in generale) ipoglicemizzanti. Inoltre regola la pressione sanguigna e l’albero circolatorio in generale.

L’eleuterococco è definito “pianta adattogena” in quanto svolge un’azione specifica sui processi fisiologici, con il risultato di innalzare la resistenza fisica contro gli stress ambientali non infettivi.

Modo d’uso:

può essere usato in infuso, assunto in polvere, estratto secco o in estratto idroalcolico (5, 10 gocce mattino e mezzogiorno, mai dopo le 15).

La dose media giornaliera è di 2 - 3 gr della droga in polvere , da 0,4 a 0,8 gr di estratto secco.

Essendo notevolmente sinergico con il Ginseng, è bene non assumerli contemporaneamente.

L’assunzione non deve comunque superare le 3 settimane e non va dato ai bambini

Controindicazioni: sconsigliato a chi soffre d’ipertensione e a chi fa uso della pillola anticoncezionale, in quanto agisce sull’asse endocrino e quindi sulla produzione di ormoni. Evitare l’uso in gravidanza e durante l’allattamento.

 

EUCALIPTO - (Eucalipto globulus.)Fam. Mirtaceae

L’albero della febbre

Imponente pianta originaria dell’Australia, dove può raggiungere i cento metri di altezza, è stato importato in Europa solo verso la seconda metà dell’800, dimostrando subito una grande capacità adattativa.

E’ stato poi coltivato diffusamente nei terreni acquitrinosi dell’Africa, dell’Europa meridionale e delle Indie occidentali per l’elevato potere drenante del suo apparato radicale, capace di prosciugare le zone paludose.

L’eucalipto infatti è avido d’acqua e ne può assorbire moltissima. Questa caratteristica lo rende prezioso nei periodi di freddo umido, come antisettico, antibatterico,  contro la sinusite, l’asma e tutti i processi infiammatori ed infettivi dell’albero respiratorio. Ha un effetto benefico anche sull’apparato urinario e si consiglia anche nel diabete, dove diminuisce il tasso di zucchero nelle urine.

Infuso: 1 cucchiaio da the per tazza

Uso esterno: per fumenti in caso di sinusite e costipazione delle alte vie respiratorie.

Bollito in acqua profuma l’ambiente favorendo la respirazione.

utile qualche goccia di essenza nei contenitori d’acqua dei caloriferi o negli umidificatori.

Controindicazioni: infiammazioni gastrointestinali e delle vie biliari

EUFRASIA (Euphrasia officinalis) Fam. Scrofulariaceae.

Il nome botanico dell'eufrasia deriva dalla composizione delle parole greche eu, “bene”, e phren, “animo”; forse in allusione al suo elegante portamento. Il suo uso a livello terapeutico per le problematiche oculari si basa sulla Teoria delle Segnature di Paracelso,  per il fatto che il fiore porta un disegno a forma di occhio sui petali.

Infatti le parti aeree dell’eufrasia contengono lignani, glicosidi, acidi-fenoli e un olio essenziale, che conferiscono alla pianta azione antinfiammatoria e antibatterica, sostenute in particolare dalla presenza degli iridoidi, dei flavonoidi e dei tannini (acido eufrasiotannico).

L’eufrasia è usata in fitoterapia e omeopatia come decongestionante della zona oculare, utile per lenire le palpebre, alleviare i sintomi della congiuntivite, sia di origine infettiva che provocata da allergia e per calmare le irritazioni degli occhi, dovute a troppa esposizione al sole o lampade, vento e agenti atmosferici irritanti.

Per questa ragione può essere vantaggiosamente utilizzata in collutorio o lozioni volti a sfiammare le mucose congestionate o ulcerate (afte, mal di gola ecc.) e la pelle.

Studi recenti ne hanno provato l'efficacia antinfiammatoria, nel trattamento del catarro in caso di tosse, raffreddore, rinite allergica e sinusite, mediante suffumigi.

 

USO ESTERNO

INFUSO: 1 cucchiaio raso di parti aeree di eufrasia, 1 tazza d’acqua 

Impacchi per gli occhi: versare l’eufrasia nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 15 min, poi filtrare. Una volta filtrato, versatelo in un bicchiere, dove immergerete dei pezzetti di garza sterile; quindi poggiateli sugli occhi. Sarebbe meglio far penetrare qualche goccia negli occhi: questo preparato farà le veci di un collirio decongestionante, disinfettante, e analgesico.

Lozione: con lo stesso infuso si possono fare colluttori per gargarismi, per alleviare le infiammazioni di gola e bocca; e lozioni per curare irritazioni dell'epidermide.

 

Controindicazioni

Non esistono particolari controindicazioni o effetti collaterali dell'eufrasia se non in caso di allergia ad uno o più dei componenti.

EQUISETO - (Equisetum Arvense) Fam. Equisetaceae
 

anche chiamato coda cavallina (dal latino equus = cavallo e seta = setola, crine a causa dei sottili rami, che ricordano il crine di cavallo.

Vive nei campi, nei boschi, sulle sponde di laghi e fiumi, ai margini delle strade, in gran parte del territorio nazionale. Pianta antichissima “come le pietre” già presente nel Carbonifero, quindi sicuramente cibo per i dinosauri, a quei tempi era gigantesca.  Il suo scheletro di silicio sostiene il fusto e le foglie della struttura sottile e rigida.

La somiglianza del fusto, con i suoi nodi e internodi, alla colonna vertebrale ne ha sempre fatto un solco della “dottrina dei segni”, un rimedio principe per i problemi connessi alla colonna stessa ed alle ossa in generale.

Dell’equiseto si usa tutta la pianta che è raccolta da giugno a fine estate ed essiccata al sole.

Le sue proprietà ne suggeriscono l'impiego soprattutto come rimineralizzante dei tessuti e come diuretico.

L'equiseto è quindi indicato in ogni situazione di demineralizzazione (osteoporosi, tendenza a cedimenti e ptosi di organi, artrosi, fratture, facilità alle distorsioni, unghie e capelli fragili, guarigione di ferite se usato localmente ecc.). L'azione diuretica dell'equiseto è invece utile negli edemi e nella ritenzione idrica.

 

Infuso (uso interno):  rimineralizzante, diuretico, per ridurre i calcoli renali, antipertensivo,

Infuso (uso esterno) antisettico, risolvente, vulnerario (= dotato di proprietà cicatrizzanti, con riferimento a particolari piante (salvia, arnica, ecc.)

Infuso > maggiore funzione azione diuretica e minore effetto rimineralizzante, ,

Decotto > maggiore funzione rimineralizzante che diuretica

Si consiglia l’utilizzo della Tintura Madre Spagirica (rispetto alla T.M. più commerciale) se si vuole ottenere un vero effetto rimineralizzante , oppure in estratto secco

Controindicazioni: in caso di malattie renali, in caso di assunzione di farmaci digitalici, a chi è allergico alla nicotina, in gravidanza ed allattamento

 

ERISIMO -  (Sisymbrium officinale o Erysimum officinale) Fam. Brassicaceae.

detto anche “erba dei cantanti”, deve il suo nome all’azione antinfiammatoria e antisettica sulle vie respiratorie, in particolare il suo utilizzo è consigliato nel trattamento delle infiammazioni della gola, nei casi di afonia e disfonia, conseguente a laringite, faringite e tracheite.

Le attuali conoscenze tendono ad attribuire queste proprietà alla presenza di mucillagini e a composti solforati, simili a quelli del rafano, che conferiscono alla pianta attività fluidificante ed espettorante delle secrezioni bronchiali.

Per questo motivo si rivela un ottimo rimedio per la tosse di varia natura; e per lenire la secchezza o le infiammazioni delle gole dei fumatori, degli attori e di coloro che lavorano con la voce.

Modo d’uso

infuso: un cucchiaio di foglie e fiori di erismo in una tazza d’acqua bollente, 10 minuti di infusione , si filara e si sorseggia. Per avere risultati apprezzabili in tempi relativamente brevi, consigliamo di bere la tisana di erisimo due-quattro volte al giorno e di utilizzare lo stesso preparato anche per fare gargarismi quotidiani, almeno alla mattina e alla sera.

Tintura madre: 30-50 gocce in mezzo bicchiere d'acqua due-tre volte al giorno.

Spray e tavolette orosolubili: per chi è spesso fuori casa rappresentano una soluzione pratica ed

efficace

Controindicazioni

E' da evitare in caso di allergia alle crucifere ed è sconsigliato in gravidanza e allattamento

FUMARIA (Fumaria Officinalis) Fam.Fumariaceae

Deve il suo nome all’acre ed acido odore che sprigionano le radici quando viene estirpata, od all’odore, molto simile a quello del fumo, emanato dalle foglie sfregate.

Fumaria officinalis cresce nelle zone a cultura (soprattutto patate), negli orti, nelle vigne, ai margini dei sentieri, fino a 1600 m. Fiorisce da maggio ad agosto

La Fumaria è nota da tempi remoti: Dioscoride la utilizzava per succhi leggermente amari e lievemente aciduli, che utilizzava come tonico, ed era anche utilizzata come febbrifuga e quindi un rimedio sovrano in medicina.

Oggi le sono riconosciute proprietà antispasmodiche, sedative, depurative, diuretiche, sudorifere, toniche, ipotensive.

USO interno

Infuso: 2-3 tazze al dì come depurativo

Tintura madre: 30 gcc 3-4 vv al dì come depurativo generale ed epatico, nelle iperlipidemie, ipercolesterolemie, nei disturbi della produzione biliare, postumi da epatiti, eczemi e psoriasi

USO esterno

Impacchi della pianta intera sulle lesioni -  per le dermatosi.

CONTROINDICAZIONI

Non sono note controindicazioni, interazioni con altri farmaci o effetti collaterali.

GINEPRO - (Juniperus communis ) fam. Cupressaceae

vive in lande desolate e gelide, che richiamano alla tristezza di chi vive male questo periodo.

Era noto già nell’antichità agli Egizi che lo utilizzavano come diuretico. Oggi è molto comune in fitoterapia e si utilizzano le foglie, i frutti (bacche ), il legno e i giovani getti.

E’ uno dei ricostituenti più efficaci e rinforzanti, le foglie utilizzate in infuso (3-5 tazzine al di) sono diuretiche, le bacche in infuso sono digestive, mentre la tintura madre è un potente diuretico, antigottoso, disinfettante delle vie urinarie, nelle affezioni delle vie respiratorie

Il macerato glicerico è utile nei casi di epatite cronica, ipercolesterolemia, iperuricemia, disturbi digestivi in genere, insufficienza renale con ritenzione idrica.

Inoltre se ne può fare un uso esterno: in decotto (foglie) per bagni antireumatici o come o.e. (10% in olio di mandorle) per massaggi antireumatici

IPERICO (Hypericum perforatum) Fam. Hypericaceae

Cresce nei prati aridi, nelle boscaglie, ai bordi dei boschi, lungo le vie e negli incolti, fino a 1600 m. Fiorisce tra maggio e agosto

 

L’iperico è un ottimo rimedio per le persone che , in questa stagione di “passaggio” soffrono di gastrite e di ulcera gastroduodenale.

E’ una pianta solare e può essere utilizzata dall’organismo per ogni problema riguardante il plesso solare, la digestione, la depressione, i problemi neurovegetativi in genere e appunto l’ulcera gastroduodenale e le gastriti

Viene definita una pianta “pettorale” e questo ci dice che allevia i dolori del petto cioè affettivi. Inoltre è indicata nelle infiammazioni delle vie urinarie

USO INTERNO 

500-800 mg di estratto secco sotto forma di capsule o compresse al mattino

oppure

Tintura madre:

•    30 gocce 3 vv/di per periodi di somministrazione di 8-12 settimane, intervallate da periodi di sospensione di 2-3 settimane, come antidepressivo  

•    20-40 gcc 3-5 vv/di come antispasmodico e sedativo, nelle infiammazioni delle vie respiratorie e nelle bronchiti

USO ESTERNO

•   Tintura madre (con acqua sterile o soluzione fisiolofica): per impacchi su ustioni, piaghe e ferite

•   Olio di iperico: come riepitalizzante e sedativo del dolore sulle ustioni ed ertemi anche solari

MAGGIORANA (Origanum majorana) Fam. Labiate

La maggiorana è un’erbacea dalle piccole foglie di forma ellittica e fiori a grappolo di colore bianco-rosato, appartenente alla famiglia delle Labiate e originaria del Medio Oriente. Nel Mediterraneo cresce spontanea o coltivata su terreni calcarei ben drenati ed esposti al sole, dal quale assorbe tutto il calore e l’energia vitale.

 

Della pianta si utilizzano le sommità fiorite e le foglie, raccolte in estate, le quali emanano un gradito aroma canforato e contengono un olio essenziale (ricco in terpeni), flavonoidi, tannini e oligoelementi.

La maggiorana è un antispastico indicato in caso di angoscia, ansietà, nervosismo, irritabilità psichica. Tutte le tipiche caratteristiche di chi soffre di ulcera.

 

Molto ricca di vitamina C, contiene olio essenziale, tannini, acido rosmarinico, sostanza amara.

È una pianta sostanzialmente aromatica, amara, antispasmodica, espettorante e sedativa. I contenuti della maggiorana sono simili a quelli dell’origano.

Attualmente, alla luce di approfonditi studi effettuati dalla scienza medica, alla maggiorana vengono attribuite essenzialmente proprietà digestive, antierpetiche e antispasmodiche per i crampi mestruali.

È provato infatti che l’infuso di maggiorana, o la tintura madre, producano un potente effetto calmante sullo stomaco e sulle pareti uterine contro i dolori di tipo mestruale.

La maggiorana giova inoltre nella cura dell’insonnia.

USO

•   Infuso calmante: mettete un cucchiaino di maggiorana secca in una tazza d’acqua bollente, lasciate riposare per 8-10 minuti, filtrate e bevete. La dose ideale è di due-tre tazze al dì. Per calmare agitazione e nervosismo, per coliche addominali, gonfiori, diarrea,  digestione difficile ma anche insonnia e cefalea

•   Olio essenziale: porre una goccia su un fazzolettino e aspirarne l’aroma: utile per l’insonnia, l’ansia e agitazione

•   Fumenti: quando la cefalea si accompagna a sinusite o raffreddore, sono consigliabili i fumenti con l’infuso ancora bollente: aspirate l’aroma dell’erba per 20 minuti, coprendo il capo con un asciugamano.

MALVA - (Malva sylvestris) Fam- Malvaceae

Il fiore della dolcezza

Il suo nome deriva dal greco malakos, morbido o emolliente, con riferimento alle foglie morbide e vellutate, al gusto spesso zuccherino dei suoi fiori e alle sue proprietà.

Il fatto che i suoi fiori si rivolgano sempre verso il sole la rese sacra nell’antichità.

Per i pitagorici era simbolo di saggezza e della capacità di temperare e moderare le proprie passioni alla luce della consapevolezza, mentre in epoca romana veniva usata per neutralizzare l’effetto delle libagioni eccessive e degli abusi gastronomici.

E' diffusa in tutte le regioni mediterranee fino a 1300 m di altitudine.

Contiene mucillagini, antociani, potassio, ossalato di calcio, vitamine e pectina.

Della malva si utilizzano i fiori, raccolti all'inizio della fioritura e le foglie più giovani. Possono essere essiccate all'aria e al buio ma sono di difficile conservazione soprattutto i fiori in quanto diventano blu con l'essicazione e si decolorano alla luce.

Le sue proprietà sono: calmante, emolliente e lassativa.

Infuso: come lassativo, per le irritazioni del cavo orale e dell'apparato digerente, per la tosse e il catarro.

Lavaggi con l'infuso per gli occhi infiammati e le congiuntiviti.

L'infuso aggiunto all'acqua del bagno ha un effetto emolliente e idratante. I risciacqui per le pelli arrossate e le couperose.

In cucina si usano i germogli e le foglie più giovani di malva, crudi o cotti.

OLIVELLO SPINOSO - Fam. Ericacee

L'olivello spinoso è un arbusto che cresce nelle ghiaie dei fiumi e dei torrenti. Ha molti rami ricchi di foglie argentate e un tronco con numerose spine. In fitoterapia se ne utilizzano le bacche, ricche di betacarotene, vit. C, vit. E, vit. P, acidi organici e le vit. del gruppo B. Sono presenti anche minerali come ferro, calcio, magnesio e rame.

Dalle bacche si ricavano sciroppi che, se assunti fin dall’autunno, offrono all’organismo un’immunità dalle malattie da raffreddamento.

Presenta inoltre azione rivitalizzante su tutte le funzioni organiche e sulla stessa personalità dell’individuo.

Alcuni studi hanno poi dimostrato che l‘olivello spinoso ha proprietà antitumorali, rallentando la formazione di cellule cancerogene, ed è in grado di ridurre le quantità di colesterolo cattivo nel sangue, assumendo quindi un aspetto protettore sul sistema cardiovascolare.

Oltre a tutte le sue proprietà benefiche, l’olivello spinoso possiede anche grandi proprietà estetiche e alimentari

 

E’ disponibile in varie forme:

    •       come frutto (sapore un po’ acidulo)

    •       sciroppo o succo

    •       in compresse

    •       crema per le mani

    •       o semplicemente come parte di alcune ricette, marmellate e confetture.

Adatto anche ai bambini, dal quinto mese di vita, allungando opportunamente lo sciroppo con latte di mandorle.

 

ORTICA - (Urtica dioica)  Fam. Urticaceae

Ortica, dal latino “urere”=bruciare per il bruciore causato dal contatto della pelle con i peli e le sostanze irritanti contenute nelle foglie.

E’ una pianta comunissima, cresce lungo le strade, nei terreni incolti o abbandonati, ovunque da 0 a 1800 m, in tutto il territorio nazionale.

Fiorisce da maggio a novembre

Proprietà

L'ortica ha una grande capacità di alcalinizzare il sangue e facilita l'eliminazione dei residui acidi del metabolismo, che sono strettamente legati a tutte queste malattie.

Tonica astringente, emostatica, diuretica, deostruente fegato e cistifellea, rimineralizzante, antiseborroica e antiforfora nella cura del cuoio cappelluto, stimolante e rinforzante il capello .

Le foglie sono utili nei disturbi reumatici, come depurativa del sangue anche nei casi di dermatite ed eczemi.

Cura depurativa per il sangue: minimo 90 giorni

Modo d’uso

infuso (foglie) : 1 cucchiaio per tazza 2 o 3 vv/di, come depurativo, a dosi superiori si usa come emostatico bevuto a cucchiai.

decotto: (radici): 2 o 3 tazze al dì, come depurativo

Controindicazioni dell'ortica

L'assunzione dell'ortica è sconsigliata durante la gravidanza perché stimola la motilità dell'utero.  Tutta la pianta è ricoperta da una peluria urticante che può causare allergia e irritazioni. Infine, date le proprietà diuretiche, se ne sconsiglia l'uso in concomitanza con farmaci diuretici.

PRIMULA (Primula vulgaris Hudson) Fam. Primulaceae

Vive nei luoghi erbosi, nei boschi di latifoglie (soprattutto faggete, querceto, carpenti) tra 0 e 1200 m , raramente fino a 2000m , in tutta la penisola e le isole, esclusa la Sardegna.

 

Ildegarda de Binden la considerava un rimedio della malinconia e della paralisi. Così scriveva: “la primula è calda e ha tutta la sua forza verde dal Sole allo zenith, perciò scaccia dall’uomo la malinconia. ….”

Sempre in epoca medioevale il decotto di primule era usato contro la gotta e i reumatismi, mentre l’infuso di radici era prescritto contro le emicranie di origine nervosa. I fiori erano anche impiegati per preparare pozioni d’amore.

 

Oggi della primula si usano sia la radice sia le foglie e i fiori

Alla primula sono riconosciute proprietà diuretiche, lassative, antispasmodiche, analgesiche, vermifughe, sudorifere, balsamiche, bechiche, calmanti, antireumatiche, antiartritiche.

La radice aumenta le secrezioni salivari e bronchiali ed è indicata in tutti i casi dove è necessario combattere la stasi bronchitica e aiutare l’espettorazione nella bronchite e pertosse, ma anche nella polmonite e influenza.

Come depurativo, possono essere consumate le foglie fresche di primula, mescolate all’insalata

Uso interno

•       Infuso (fiori) 3-4 bicchieri al dì, nelle palpitazioni di cuore

•       Infuso (fiori e foglie) più volte al dì, nelle vertigini d’origine nervosa

•       Decotto (fiori) 2-3 bicchieri al dì, come diuretico

•       Decotto (radice) 3-4 tazze al dì, nell’influenza

•       Infuso composto: (primula fiori e radici 6,5 g timo 15g sambuco fiori 15g papavero petali 5 g) 2-4 tazze al dì, nella pertosse

CONTROINDICAZIONI

Assunta a dosi molto elevate, la droga può talvolta causare nausea e disturbi gastrici; non sono segnalate interazioni con altre piante o  farmaci; meglio assumere con prudenza se in presenza di allergia alle primule.

RIBES NERO (Ribes nigrum) fam. Grossulariaceae

Ribes nigrum cresce nei boschi del piano montano superiore in luoghi freschi tra i 500 e i 1500 m ; spesso è coltivato per i frutti. Fiorisce da giugno a luglio

E’ uno straordinario antistaminico naturale. Alcuni principi attivi presenti in questa pianta riescono infatti a contrastare l’azione dell’istamina, sostanza responsabile delle tanto fastidiose reazioni allergiche. Il suo impiego si rivela quindi utile in caso di congiuntiviti, asma, dermatiti, orticaria ma anche, grazie alle sue potenzialità antinfiammatorie, decongestionanti e astringenti, in caso di riniti (quando il naso cola continuamente), stati influenzali, mal di gola, bronchiti e dolori muscolo- scheletrici ovvero in tutte quelle circostanze in cui sia presente una componente infiammatoria più o meno importante.

USO

Macerato glicerico: in fase acuta 50 gocce diluite in poca acqua, da 2 a 3 volte al giorno lontano dai pasti, avendo cura di trattenere il liquido qualche minuto sotto la lingua prima di deglutirlo, in modo da consentirne l'assorbimento anche attraverso la mucosa orale; in prevenzione, 50 gocce in acqua una volta al giorno.
CONTROINDICAZIONI

il trattamento con ribes nigrum è in genere sicuro, compatibile con terapie farmacologiche concomitanti e può essere protratto per diverse settimane, anche in sinergia con altri fitoterapici ad azione antinfiammatoria e antiallergico

Essendo un rimedio naturale il Ribes nero agisce un po’ più lentamente rispetto ai farmaci antistaminici e va assunto per più tempo e in maniera costante. Offre però due grandi vantaggi: non ha effetti collaterali e non provoca assuefazione!

ROSA CANINA - Fam. Rosacee

Fino al Medioevo le rose ebbero un ruolo essenziale in fitoterapia, usate per un’ampia gamma di patologie , dai problemi digestivi ai mal di testa ai disturbi mestruali, ansia, affezioni cutanee e persino contro la peste.

Le tisane, i decotti e gli infusi ottenuti con foglie, fiori o radici di rosa canina sono consigliati in caso di raffreddore ed infezioni, oltre ad essere un blando decongestionante e tonificante; alla rosa canina sono altresì ascritte proprietà immunostimolanti ed antiallergiche.

La rosa canina è un buon diuretico: stimolando l'eliminazione delle tossine tramite l'urina, la droga è utile per contrastare infiammazioni a carico di vescica o reni.

La droga si rivela utile anche in caso di mestruazioni abbondanti, catarri intestinali, iperidrosi, congiuntiviti e fragilità tissutale.

Per la presenza di tannini, la rosa canina rappresenta un buon rimedio naturale contro la diarrea; inoltre, è consigliata in caso di debilitazione ed infiammazioni. La droga è considerata anche un discreto vaso-protettore.

I semi di rosa canina sono impiegati per la realizzazione di antiparassitari.

 

Modo d’uso

Infuso (foglie): 3-4 tazze al dì, come antidiarroico

Infuso (petali): 2-3 tazze al dì, come lassativo rinfrescante

Decotto (semi): 1-2 tazze al dì, come antiparassitario intestinale

Macerato glicerico: 30-50 gcc , 3 volte al dì, contro le cefalee vasomotorie, infiammazioni, epistassi ricorrenti, immunodeficienza

 

RUSCO o PUNGITOPO (Ruscus aculeatus) Fam. Liliaceae

E’ un arbusto sempreverde alto da 30 agli 80 cm. Cresce nei boschi (pinete e leccete), prevalentemente su terreni calcarei, nelle siepi, nelle macchie asciutte, fino a 600m. Fiorisce da febbraio ad aprile.

Noto per le sue proprietà vasoprotettrici e antinfiammatorie, è utile per la circolazione venosa.

Modo d’uso

Infuso: 3-4 tazze al giorno come diuretico antiedemigenico

Decotto: 150 ml a cucchiai, come diuretico

Tintura madre: 30-40 gocce 2-4 volte al giorno , particolarmente indicata per il trattamento delle stasi venose, varici, fragilità capillare, edemi, flebiti e tromboflebiti

estratto secco: da 3 a 8 capsule al di, dopo i pasti, in caso di insufficienza venosa, cellulite, emorroidi, stasi venosa, varici, edemi, flebiti, tromboflebiti, fragilità capillare

Controindicazioni

per l’uso interno di preparati di rusco sono stati segnalati rari casi di nausea e problemi gastrici; non sono note controindicazioni o interazioni con altre piante o farmaci

SALVIA  

Etimologia: Salvia dal latino “salvare”=sanare, per le proprietà medicinali di questo genere; “officinalis” dal latino officina=farmacia con rif. all’uso medicinale della pianta

 

Salvia officinali cresce spontaneamente nelle regioni mediterranee su rupi aridi e pietra ti; tra 0 e 300 mt, ma ormai largamente coltivata in giardini e orti in tutta Italia. Fiorisce da marzo a maggio

Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis.

Della salvia si usano le sommità fiorite,  le foglie e i fiori.

Alla salvia sono riconosciute proprietà toniche, antispasmodiche, digestive, antisudorifere, diuretiche, antisettiche, colagoghe, carminative, antidiarroiche, antipiretiche, bechiche, emostatiche, ipoglicemizzanti.

Al rimedio sono riconosciute proprietà estrogenizzanti, ipoglicemizzanti, antibiotiche, spasmolitiche, antiossidanti. Favorisce le contrazioni uterine e l’espulsione dei residui endometriali; riduce l’attività della ghiandole secretitici, sudoripare, salivari, mammarie.

L’OLIO ESSENZIALE ha azione disinfettante, astringente, diuretica, ipertensiva, tonica.

Esternamente si utilizza, in olio, per applicazioni e massaggi tonico-energetici e per preparazioni contro l’alopecia.

USO

•   Infuso: 2-4 bicchierini al dì nelle dismenorree e nei disturbi della menopausa

•   Decotto: 2-3 bicchieri al dì nell’influenza e nelle varie affezioni delle vie respiratorie

•   Macerato glicemico: 30-40 gcc 3-4 vv al dì come antisudorifereo, antispasmodico, nelle dismenorree e nei disturbi della menopausa

•   Tintura madre: 30 gcc 3 vv al dì nell’iperidrosi e nelle amenorree atoniche

CONTROINDICAZIONI

l’o.e. è sconsigliato per l’uso interno “famigliare” affidandone l’impiego esclusivamente a operatori esperti. L’o.e. puro e gli estratti alcolici non devono essere assunti in gravidanza.

La tintura madre e l’infuso, alle dosi consigliate, non hanno mai creato particolari problemi

TARASSACO (Taraxacum officinale)- fam. Astaracee

E’ comunissimo negli erbosi, ombrosi, incolti cigli dei fossi, bordi delle strade e sentieri, presso i muri vecchi, fino a 2000 m. Fiorisce praticamente tutto l’anno

Dal punto di vista evolutivo il tarassaco è una pianta con straordinarie capacità di riprodursi grazie alla notevole quantità di fiori ermafroditi riuniti nel capolino e del gran numero di frutti e semi muniti per lo più di un “pappo” piumoso che facilita enormemente la semina attraverso il vento.

In fitoterapia si impiegano le radici e le foglie. Le radici sono dotate di una marcata proprietà stimolatrice della secrezione biliare. I preparati della sua radice, somministrata per via orale, fluidificano infatti notevolmente il succo biliare influenzando positivamente il fegato. Le foglie sono anche ricchissime di vit. C .

Il tarassaco contribuisce dunque a sostenere fegato e cistifellea, stimolando contemporaneamente anche il lavoro dei reni che, attraverso l’urina, porteranno fuori le sostanze che non servono.

Si tratta quindi di un rimedio naturale depurativo ma anche diuretico molto apprezzato e utilizzato in caso di ritenzione idrica, per il trattamento dell’obesità, nelle dermatosi associate a dismetabolia.

USO

•   Infuso: 3-5 bicchieri al dì, come depurativo e diuretico

•   Decotto: 100-200 g a cucchiai, come colagogo e coleretico

•   Tintura madre: 40-60 gocce , 3/4 volte al dì, come drenante e depurativo epatobiliare, nei disturbi della cistifellea, nelle forme reumatiche, nelle dermatosi associate a dismetabolia, nel trattamento dell’obesità, come depurativo epatico nel corso di terapie farmacologiche “pesanti”

CONTROINDICAZIONI

Nei casi di occlusione delle vie biliari, ileo o colecisti

TIGLIO  (Tilia cordata e Tilia platyphyllos) Fam. Tiliacee

Il nome deriva dal greco ptilon, ala, per la forma delle brattee dell’infiorescenza che ricorda appunto un’ala. Albero sacro a Venere (bellezza) e Giunone (espansione, saggezza) rappresenta la grazia femminile, la dolcezza (il sapore e il profumo dei fiori, molto gradito alle api) la pace.

La sua crescita lenta e regolare, la sua longevità hanno fatto pensare che questa pianta potesse “insegnare” l’arte della moderazione, dei progressi lenti e graduali, dell’assaporare i piccoli grandi piaceri della vita.

Della pianta si usano fiori e brattee

Per le sue molteplici azioni è un classico rimedio famigliare.

L’azione emolliente delle mucillagini lo rende efficace in caso di affezioni catarrali delle vie respiratorie, a questa si associa un’azione fortemente diaforetica (stimola la sudorazione) e antispasmodica: utile quindi nel calmare la tosse.

Il tiglio favorisce anche la digestione difficile e giova in tutti i disturbi da strapazzo del sistema nervoso e irrequietezza , procurando un sonno tranquillo .

Utile nei bagni associato a camomilla e luppolo, come distensivo per i bambini anche piccoli.

Modo d’uso

Infuso bevuto molto caldo, preparato con fiori e brattee, ha azione rilassante, distensiva anche calmante della tosse.

Utile anche per addolcire la malva.

 

VALERIANA (Valeriana officinalis) fam. Valerianaceae

Valeriana dal latino “valere”=godere di buona salute, per le virtù medicinali delle piante appartenenti a questa specie

La valeriana cresce qua e là nei prati, boschi, siepi , fino a 2000 mt. , su tutto il territorio nazionale

La Valeriana era già usata dai Greci e dai Romani, e le erano attribuiti poteri quasi magici, si pensava che solo tenendo in mano il fiore e pregando la malattia sparisse.

Il Mattioli osservò come essa fosse particolarmente amata dai gatti, e quanto loro la mangiassero avidamente, e da questo si capì che potesse avere qualche benefico effetto sul sistema nervoso. Gli studi successivi confermarono queste proprietà e fu così usata che, nei primi anni del XVII secolo il celebre scienziato Fabio Colonna volle curare la sua epilessia con preparati a base di questa droga, e ne venne così a scoprire le proprietà antiepilettiche.

 

Della pianta si utilizza il rizoma e le radichette del secondo e terzo anno, che si raccolgono da marzo a maggio oppure da agosto ad ottobre.

La droga sono riconosciute proprietà antinevrotiche, sedative cerebrali, antisteriche, antiepilettiche, antispastiche, calmanti, cardiologiche, ipotensive.

I terpeni e i flavonoidi presenti nella valeriana agiscono poi in maniera positiva sui muscoli in caso di crampi, ecco allora che può essere utile assumere questa pianta anche in caso di attacchi di colite che produce spasmi e dolori addominali.

USO

•   Infuso: 3-4 bicchieri al dì, come sedativo e antipertensivo

•   Tintura madre: 30-60 da 3 a 4 volte al dì come sedativo, anti-estensivo, antispastico generale, per indurre il sonno e migliorarne la qualità, nelle cefalee, spasmi gastrici e come antiansia, e nel trattamento di disassuefazione da benzodiazepine e da nicotina

•   Sciroppo: 20-60 g al dì, come sedativo

CONTROINDICAZIONI

Questa pianta, soprattutto se assunta in concentrazioni elevate, può dare sonnolenza e interagire con alcuni farmaci, soprattutto i sedativi aumentandone ulteriormente l’effetto. Nel resto dei casi la valeriana è una pianta generalmente ben tollerata e non da problemi, a meno che non esista una specifica allergia.

 

VERGA D’ORO (Solidago Virga Aurea) - Fam. Astaraceae

Significato del nome: solidago dal latino “solidare"=rinforzare, per l’uso che si faceva in passato della pianta come vulnerario per le ferite; “virga aurea”, verga d’oro, per l’aspetto dorato dell’infiorescenza

Questa pianta era considerata dagli antichi erboristi una pianta magica per le sue molteplici attività sulla sfera dell’acqua cioè delle origini della vita (apparato genitale) della nostra forza ancestrale (rene) e di tutto il nostro apparato cellulare.

Modo d’uso:

Infuso (parti aeree): 3-6 tazze al di come diuretico, disinfettante, nelle calcolosi e nelle cistiti; come diaforetico (=favorisce la sudorazione) e diuretico nelle influenze

Decotto (radici): 2-3 bicchieri al dì , prima dei pasti, nei casi di cattiva digestione e aerofagia

Sciroppo: a cucchiai, come diuretico e disinfettante urinario, nelle cistiti e calcolosi

Tintura madre: 30-60 gg da 3 a 6 vv/di come diuretico generale e nei casi di calcoli renali e vescica, cistiti, candidassi e pini generale in ogni infezione batterica e iconica delle vie urinarie

Non sono segnalati effetti collaterali o interazioni con altre piante o farmaci.

 

VERBASCO -  (Verbascum thapsus) Fam. Scrofulariacee. 

Detto anche Tassobarbasso ed in inglese “torch wort” cioè “pianta fiaccola” perché svetta alta nell’erba con i suoi fiori gialli come una fiaccola ed un tempo era usata proprio a questo scopo, intingendo lo stelo nella pece.

Viene utilizzato nella cura delle malattie respiratorie quali bronchite, asma, tosse e sintomi da raffreddore.

Contiene mucillagini adatte a lenire l’infiammazione delle mucose e saponine che aiutano a sciogliere i catarri.

Presenta anche proprietà cicatrizzanti (è anche un ottimo rimedio nella cura delle emorroidi) che ben si adattano alle ferite simboliche ed al dolore di questa fase-autunno.

Del verbasco in fitoterapia si utilizzano le foglie e i fiori.

Modo d’uso

Infuso (fiori): 3-4 tazze al dì, preso a cucchiai, contro le malattie delle vie respiratorie

Decotto (fiori): 3-4 tazze al dì nelle infiammazioni intestinali

Infuso composto (verbasco fiori 40g, farfaraccio 30g, malva fiori e foglie 10g, papavero petali 20g) 3-4 tazze al dì, nelle affezioni respiratorie

Sciroppo: 2-4 cucchiai al giorno lontano dai pasti

Tintura madre: 40-50 gocce 3 volte al dì come bechico, emolliente ed espettorante nelle bronchiti, tracheiti e nei raffreddori, come antinfiammatorio nelle patologie reumatiche, broncopolmonari e renali, nelle dermatosi

Uso esterno

Per le emorroidi: applicare un cataplasma di fiori secchi sulla parte, 2-3 volte al giorno fino a miglioramento del disturbo.

Per le malattie della pelle: fare impacchi con la tisana sulle zone colpite.

In caso di leggere scottature, foruncoli, pruriti, piccole piaghe o ferite: imbevete una pezzuola nella tisana e applicatela sulla zona interessata più volte al giorno, fino a miglioramento.

Controindicazioni

Il verbasco non presenta controindicazioni alle dosi terapeutiche normali, eccetto ipersensibilità individuale. Se ne sconsiglia l’utilizzo in gravidanza e durante l’allattamento.

 

VIBURNO (Viburnum Lantana) Fam. Caprifoliaceae

Il viburno o lantana è un piccolo arbusto dai rami molto sottili, flessibili, coperti di pelo grigiastro, che cresce nei boschi di tutto il territorio tra 0 e 1200 m e fiorisce da aprile a maggio.

Etimologicamente Viburnum deriva dal latino “viere”, intrecciare, in quanto i suoi rami si utilizzano per la composizione di oggetti in vimini. Lantana deriva da “lantare”, piegare, per la flessibilità dei suoi rami.

La tradizione popolare consiglia l’impiego delle foglie o dei frutti maturi di questo arbusto come topico per gargarismi nelle angine e nella piorrea, per attenuare il dolore delle emorroidi e per uso interno nella diarrea. Le sue gemme manifestano una attività originale sulla regolazione neurovegetativa del tono bronchiale.

Il macerato glicerico di gemme fresche di Viburnum ha un tropismo elettivo per l’apparato respiratorio, a livello del quale manifesta una inibizione del broncospasmo con regolazione del tono bronchiale.

Va segnalato, in particolare, il sinergismo tra l’attività broncodilatatrice di Viburnum Lantana e l’azione antiallergica di Ribes nigrum, da utilizzare nel trattamento dell’asma bronchiale.

Uso:

Decotto (foglie): per lavaggi e impacchi e nel trattamento di ferite, piaghe e dermatiti umide.

Anche per lozioni e lavaggi, contro la caduta dei capelli.

Decotto (corteccia): come impacco nei dolori articolari e muscolari

Gemmoderivato (MG): 30-60 gcc da 3 a 5 vv/di nel trattamento di bronchite cronica asmatiforme; asma bronchiale (con Ribes Nigrum MG 50 gcc e Tilia Tormentosa MG 40 gcc)

 

VIOLA TRICOLORE -  Fam. Violacee

La viola del pensiero selvatica è un’erba annua, alta fino a 40 cm., a fusto eretto con foglie lanceolate. I suoi fiori, piuttosto piccoli, hanno il petalo superiore e in parte i due mediani violacei, mentre l’ inferiore è giallo. Fin dal Rinascimento viene utilizzata nel trattamento delle dermatosi.

Composizione e proprietà

I principali costituenti noti sono: mucillaggini, pigmenti flavonici simili alla rutina, carotenoidi e derivati salicilici.

La viola del  pensiero selvatica ha un’azione depurativa, diuretica ed analgesica.

 

E’ indicata soprattutto per:

•   Dermatosi (acne giovanile, eczema, crosta lattea, impetigine, herpes, psoriasi, prurito vaginale).

•   Bronchiti.

•   Reumatismo articolare.

Si usano i fiori gialli tricolore, in infuso per via interna, come depurativi del sangue, lassativi, diuretici, espettoranti, 3 tazze al di e per via esterna, con un infuso più carico, per lavaggi, bagni, impacchi.


UVA URSINA (Arctostaphylos uva-ursi) Fam. Ericaceae

E’ un arbusto nano sempreverde, il cui nome deriva dal greco arktos (orso) e staffale (grappolo d’uva), in riferimento ai frutti carnosi di cui sono ghiotti gli orsi.

Cresce nelle pinete montane e subalpine, cespuglietti a rododendri e ginepri, tra 600 e 2500 m. Fiorisce tra giugno e luglio . Pianta non comune e a volte molto rara, presente nella penisola da nord a sud fino alla Campania, assente sulle isole.

Ma sono le foglie ad essere interessanti dal punto di vista terapeutico: secondo la fitoterapia moderna è il miglior fitocomplesso contro le infiammazioni delle vie urinarie. Contiene infatti sostanze, come l’arbutina, che sono attive contro l’Escherichia Coli e la Klebsiella

E’ usata inoltre nella ritenzione di urina, nelle uretriti e nel catarro della vescica. La presenza di tannino la rende utile anche nelle diarie.

 

Modo d’uso

Infuso:  per 15 minuti, 10 gr di foglie per litro d’acqua. Filtrare e bere durante la giornata.

 

Decotto: il decotto è forse la formulazione più attiva poiché l’arbutina presente nell’uva ursina si dissolve meglio nell’acqua in ebollizione, ma il sapore è piuttosto amaro. Mettere 2 gr di foglie secche in 150 ml di acqua fredda. Far bollire per 15 minuti, filtrare e bere tiepido, aggiungendo bicarbonato di sodio. Se ne devono consumare almeno 2 tazze al giorno.

Tintura madre: 30 gcc 2/3 vv/di

 

Attenzione: L’uva ursina è un rimedio naturale potente; ad alte dosi può provocare disturbi gastroenterici e l’uso prolungato può provocare stipsi.

Perciò si consiglia di limitare la durata della cura a 10 giorni.

 

Controindicazioni: malattie renali, gravidanza e allattamento


ULIVO (OLIVO)  Olea europea - Fam Oleaceae

Poche piante possono contendere all’ulivo l’importanza nella storia e nell’immaginario umano.

Si ritiene che si sia originato da una specie progenitrice, circa 12000 anni fa sugli altipiani e sui monti dell’Armenia e del Kardistan (Asia Minore)

Arrivata nel bacino del mediterraneo attorno al IV millennio a.C.  ha trovato condizioni climatiche favorevoli

Attualmente l'olivo è coltivato in molte regioni a clima caldo e temperato, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, ma anche in America e Australia. E’ ormai riconosciuta l'esistenza di numerose tipologie di olivi in coltivazione in Italia, si stima che siano più di 500 le varietà coltivate

L'albero è di media dimensione, molto longevo (può arrivare a vivere anche mille anni) Predilige terreni calcarei e argillosi purché siano ben drenati, sopporta bene la siccità e male il freddo. Quest’albero possiede un tronco contorto e nodoso; foglie sempreverdi, lanceolate , argentee nella parte inferiore per la presenza di peli, e fiori piccoli e bianchi e riuniti in grappoli. I suoi frutti sono drupe commestibili, da cui si ottiene l’olio di oliva, ricco di proprietà nutritive e curative.

Le parti utilizzate sono le foglie, spesso essiccate e triturate e i frutti.

 

La droga contiene acidi grassi saturi e insaturi; triterpeni, flavonoidi; oleuropeina ed elenolide che agiscono come ipotensivi e vasodilatatori localizzando la loro azione farmacologica prevalentemente nelle arterie e nelle coronarie.

Tale azione è particolarmente evidente nei casi di tachicardia sopraventricolare associata a ipertensione.

Utilizzo

La tintura madre di olivo viene utilizzata per la cura e la prevenzione di patologie connesse con gli organi reni, vescica, fegato e con il sangue. L’estratto e la tintura madre di foglie d’olivo sono efficaci anche nel combattere microbi, virus, batteri, funghi (candida per esempio) e parassiti (vermi intestinali).

Come già evidenziato, la tintura madre migliora la condizione delle arterie, migliorandone l'elasticità, favorisce la circolazione del sangue, riduce la pressione alta e previene lo sviluppo di altre forme di malattie del cuore.

Dona sollievo alle infiammazioni, specialmente connesse all’artrite reumatoide, aiuta a rinforzare l'organismo, combattendo l'azione dei radicali liberi; infine stabilizza il livello di zucchero nel sangue, che può avere conseguenze positive per chi soffre di diabete.

 

Posologia:

Tintura madre: 30-50 gocce due volte al giorno, durante o appena dopo i pasti

Non si sono evidenziate particolari controindicazioni, se non relativamente all'ipersensibilità individuale. Di effetti collaterali si è registrato qualche caso di irritazione gastrica se assunta lontano dai pasti

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